“Tutti i giorni è venerdì”
Assad estende l’offensiva preventiva di Ramadan fino al confine con l’Iraq
Il regime siriano procede nella repressione del dissenso in tutto il paese anche durante il primo giorno di Ramadan, il mese sacro temuto per la sua capacità di compattare i fedeli, e quindi anche in senso lato i manifestanti. Le forze di sicurezza sono tornate a sparare a Hama, colpendochi rincasava dalla preghiera dell’alba. Nella città cinta d’assedio la conta dei morti, tre in tutta la giornata, sembra quasi benevola dopo il massacro di almeno 70 persone domenica. Leggi Se l’inflazione si mangia gli Assad
21 AGO 20

Il regime siriano procede nella repressione del dissenso in tutto il paese anche durante il primo giorno di Ramadan, il mese sacro temuto per la sua capacità di compattare i fedeli, e quindi anche in senso lato i manifestanti. Le forze di sicurezza sono tornate a sparare a Hama, colpendochi rincasava dalla preghiera dell’alba. Nella città cinta d’assedio la conta dei morti, tre in tutta la giornata, sembra quasi benevola dopo il massacro di almeno 70 persone domenica.
Il programma di controllo militare del regime degli Assad si è allargato ieri ad altre città, soprattutto vicino al confine con l’Iraq. E’ il caso della città di Deir al Zor, dove alle cinque del mattino gli altoparlanti dell’esercito hanno annunciato il raid interminabile dei carri armati di Damasco – sono arrivati domenica sera e, raccontano alcuni testimoni, qualcuno li ha ingenuamente festeggiati lanciando fiori, prima di cadere sotto i primi colpi esplosi all’improvviso. Ieri sera, dopo una giornata di scontri, i morti in città erano almeno venticinque. Gli attivisti riferiscono che due civili sono stati uccisi anche ad Abu Kamal, a ridosso del confine iracheno. La zona più orientale del paese, per quanto isolata, è il secondo focolaio per virulenza, dopo la direttrice che collega, a nord di Damasco, Aleppo, Hama e Homs. Deir al Zor è la riserva di gas e petrolio del paese, zona di beduini e armeni, tanto distante dalla capitale da rendere agevole la diserzione – un’occasione, dicono i locali, colta dal Settimo reggimento corazzato che avrebbe occupato l’aeroporto della città.
Mentre i carri armati sparavano nel resto del paese, il presidente Bashar el Assad parlava alle truppe, a Damasco, per il sessantaseieismo anniversario dell’istituzione dell’esercito siriano: “I vostri sacrifici saranno celebrati, perché avete vinto i nemici e sedato le sommosse, preservando la Siria “da una “cospirazione internazionale”.
Mentre i carri armati sparavano nel resto del paese, il presidente Bashar el Assad parlava alle truppe, a Damasco, per il sessantaseieismo anniversario dell’istituzione dell’esercito siriano: “I vostri sacrifici saranno celebrati, perché avete vinto i nemici e sedato le sommosse, preservando la Siria “da una “cospirazione internazionale”.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito d’urgenza a New York, su sollecitazione dei diplomatici tedeschi e italiani. L’ipotesi di una risoluzione contro il regime degli Assad appare ancora impraticabile, visti il veto di Russia, Cina e dei membri temporanei del Consiglio (India, Libano, Brasile e Sudafrica), già ostili all’intervento in Libia. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, si è affrettato a precisare, in un’intervista al quotidiano francese Midi Libre, che “in Libia siamo in missione su chiaro mandato dell’Onu, con il sostegno dei paesi della regione, due condizioni che in Siria non ci sono”.
Il ministro degli Esteri britannico, William Hague dice che: “La situazione è frustrante, abbiamo leve molto limitate”, ha detto Hague, ammettendo che un intervento militare “non è nemmeno una possibilità remota”. Finora ci sono condanne, per quanto soltanto verbali, di Mosca – “l’uso della forza sui civili è inaccettabile”, ha detto il ministero degli Esteri russo – e Turchia – il presidente Abdullah Gül si è detto “inorridito” dalle immagini della repressione. L’Unione europea ha esteso le sanzioni ad altri cinque uomini del regime di Damasco.